Immagine frontale pieghevole

La rassegna, curata dallo scultore Pino Pin, ospita circa una quarantina di artisti, con una o due opere, di diversa provenienza italiana e straniera e attraversa i differenti linguaggi della scultura, in particolare quelli che esprimono la potenzialità espressiva intrinseca alla materia stessa o quelli che la negano attraverso varie sperimentazioni di ricerca formale.

Alcuni artisti sono stati già presentati nelle scorse edizioni come Alessandra Bonoli, Alessandro Brugnera, Brunivo Buttarelli, Candussio, Ciribifera, Ferla, Lanaro, Marco Milia, Alberto Timossi, che diventano dei capisaldi, solidi riferimenti di confronto con altre personalità del panorama artistico contemporaneo come Debora Antonello, Adriano Bergozza, Sara Bolzani, Salvatore Cuschera, Ralf Klement, Nori Takaoka, Graziano Pompili, Vittorio Presepi, Mirella Saluzzo per citarne alcuni.

Un’impresa titanica quella della scultura e altrettanto è la realizzazione di una esposizione di opere scultoree dagli interessanti esiti raggiunti nella contaminazione tra le arti.

L’aspetto nuovo della presente edizione è che “Queste opere sembrano dunque materializzare quasi un ‘sogno della sostanza’, la sua proiezione onirica e l’artista tende dunque a proporsi come suo interprete.

La presenza del colore, con un probabile richiamo alla scultura dell’antica Grecia e di Roma aumenta questa ricerca di creare una sorta di effetto Pigmalione, ovvero tradurre la materia in qualcosa di vivo.

Nel rapporto con l’ambiente circostante l’opera sfida le consuete reciproche proporzioni, alterando la dimensione richiesta convenzionalmente dallo spazio che la contiene sfidando le nostre categorie razionali di minuto e gigante, leggero e grave, solido e aereo, che sono come rigettate in aria e ripensate superando i confini dell’umana esperienza per entrare nel mondo dell’immaginario impossibile.” (Carla Chiara Frigo)

Anche quest’anno saranno presenti opere provenienti da alcune Accademie d’arte italiane come quella di Urbino, Venezia che creano una sorta di ponte tra tradizione e proiezione verso le ricerche future.